I Prodotti Tipici Agroalimentari DOP IGP e STG

DOP-IGP Prodotti-tradizionali

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Che cosa vuol dire prodotti tipici agroalimentari?

La produzione, elaborazione e tutela dei prodotti di qualità riconosciuti

 

I prodotti tipici italiani nel mondo

prodotti italiani nel mondo

 

Lo svantaggio delle imprese multinazionali

 

Nell tempo della grande migrazione italiana all’estero, i migranti sono sparsi nei diversi continenti, in particolare l’Argentina, USA, Canada e Australia, in quale periodo alcuni dei più conosciuti prodotti tipici italiani, dal vino ai salumi e dal formaggio alle conserve, diventano obiettivo di un segno di plagio, che in prima fase, sebbene l’evidenza dei fatti, sia ingrato definire come “imitazione”.

Infatti, sono questi emigrati italiani i veri e propri protagonisti, che per distinti motivi sia di svantaggi, costi e d’impedimenti commerciali, che abilmente intraprendono la fabbricazione dei prodotti italiani in un paese straniero.

E ‘del tutto comprensibile, che senza considerare le conseguenze, e guidati dalla nostalgia per la loro terra lontana, in pochi decenni d’anni l’attività culinaria italiana diventa un gran successo, però che avviene inghiottito da meccanismi multinazionali, purtroppo le industrie e produzione nazionale assumono dimensioni intollerabili per i produttori italiani.

 

Normativa per i prodotti DOP

Il controllo dell’agroalimentare italiano inizia dai vini con l’introduzione della DOC, sigla che significativamente si affermerà nel dialetto popolare, quale sinonimo di autenticità, anche in termini astratti.

La denominazione di origine controllata sorge tra l’altro come strumento di controllo delle alterazioni introducendo l’idea di disciplinare di produzione, in altre parole di uno stringente ordinamento del ciclo produttivo, in tutte le fasi dalla materia prima al confezionamento del prodotto.

Affine alla DOC è la DOP, la Denominazione di Origine Protetta, che in anni più recenti si è affermata a livello comunitario come forma di tutela dei prodotti fuori anche del luogo di origine.

Tra i primi prodotti per avere questo marchio è stato il Parmigiano Reggiano, uno dei prodotti “Made in Italy” più vessati per imitazione multinazionale.

 

In più delle equazioni tecniche e commerciali stretti rappresenta il riconoscimento dell’unicità umana, culturale e ambientale di un particolare prodotto, che è ben riconosciuto nella sua importanza per le risorse economiche e culturali di un territorio: si parte dal nome per inserire i dettagli dei luoghi e dei modi di produzione, che unisce tradizione e modernità.

 

Nel trascorso di qualche anno il processo di tutela della produzione agroalimentare ha conquistato uno stupendo grado di rifinitura filtrando dalla tutela dei prodotti di maggiore rilievo commerciale, all’autodeterminazione di ambienti molto localizzate, considerate a rischio di estinzione proprio per il loro isolamento: Animali domestici, diversità da ortaggi, di frutta, e altre preparazioni da antica tradizione.

In diversi anni, la tutela alimentare è diventata il primo passo per la custodia di un patrimonio che conferisce maggiore importanza alla qualità, che allo sviluppo economico.

 

Quanti sono i prodotti DOP italiani

Arancia Rossa di Sicilia

 

Gli specialisti parlano notevolmente di tutela delle risorse biologiche anziché d’ecosistema agrario e in generale della variabilità globale del territorio.

I risultati di questo processo sono veramente stupenti: Seconda i dati del Ministero delle politiche Agricole Alimentari e forestali con un totale di  288 prodotti di qualità riconosciuti al 31 dicembre 2016, otto in più rispetto al 2015  e oltre  523 vini DOCG-DOC-IGT

l’Italia si conferma primo paese per numero di riconoscimenti DOP, IGP e STG conferiti dall’Unione europea.

Come valorizzare prodotti DOP

Le tipologie valutate sono in linea di massima le stesse della catalogazione ministeriale, dalle carni al pesce, dai formaggi ai salumi, dall’ortofrutta alle conserve, dal pane alla pasta fino ai prodotti da forno, con l’unica eccezione delle preparazioni culinarie.

 

Prodotti DOP e IGP per Regione:

Le specialità DOP e IGP sono ampiamente diffuse sul territorio ma alcune regioni spiccano rispetto alle altre:

  • Emilia-Romagna e il Veneto rispettivamente 41 e 36 prodotti.
  • Lombardia e Piemonte con 31 e 21 specialità
  • Toscana e Lazio, ciascuna con 26 prodotti
  • Sicilia e Campania con 29 e 22 riconoscimenti.

prodotti dop igp dati

Il Nord ha tradizionalmente una maggiore vocazione alla produzione di qualità che viene confermata anche nel 2014

  • produttori 44,5 %
  • allevamenti 47,7 %
  • trasformatori 45,7 %

Molto diversa è la distribuzione della superficie interessata alle Dop e Igp:

  • 74,6 % si concentrano nelle regioni centro-meridionali
  •  44,5 % nel Centro
  •  30,1 % nel Mezzogiorno

Nel 2014 i produttori, pari a 74.571 unità, risultano in calo dello 0,8 % rispetto al 2013 . Per quanto presenti in tutto il territorio nazionale, i produttori risultano fortemente concentrati in alcune regioni; oltre la metà 51,8 % sono ubicati in tre sole regioni: Sardegna, Toscana e Trentino-Alto Adige, con un peso pari, rispettivamente, al 19,1 %, 16,8 % e 15,9 % del totale nazionale.

Altre tre regioni, Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna, comprendono il 21,2 % dei produttori, mentre il restante 27,0 % è distribuito nelle rimanenti 14 regioni

Cosa significa prodotti DOP

Prodotti DOP: Denominazione di Origine Protetta

Sono prodotti agroalimentari qualificati in primo luogo da un disciplinare di produzione, orientato alla tradizione locale per materie prime e procedura di elaborazione, e in secondo luogo per riferimento a una perfettamente determinata area geografica, anche se l’ampiezza della zona tipica può variare dall’ambito comunale, come il valdostano Jambon de Bosses a quel sovraregionale come il Grana Padano.

 

Prodotti IGP: Indicazione Geografica Protetta.

Sono soggetti a tutela analoga alla precedente disciplinare di produzione e perimetrazione di tipicità, ma con più ampia zona ammessa per le fasi di lavorazione e confezionamento. IGP è la forma di tutela più frequente per i prodotti ortofrutticoli, come l’Arancia Rossa di Sicilia, il farro della Garfagnana, la nocciola del Piemonte o il radicchio rosso di Treviso.

Prodotti STG specialità Tradizionale Garantita.

Raffigurano una classifica modesta rispetto ai prodotti DOP o IGP, ma sono indicativi di alcune importanti in realtà.

Di questi prodotti si tutela il processo produttivo più che l’origine geografica: È il destino della generica mozzarella, oggi realizzata in un’area maggiore di ciò autoctona delle regioni meridionali.

 

Prodotti tradizionali.

Sono prodotti individuati dalle Regioni per conto del Ministero delle Politiche Agricole tramite un calcolo agroalimentare in continuo controllo.

L’inserimento in tale lista avviene quando è certificata l’esistenza di realtà produttive, consolidate da almeno 25 anni sul territorio. L’elenco conta oltre 3500 prodotti ed è in costante progresso sia per addizioni di nuove realtà, sia per l’espansione di alcune di esse alla DOP o IGP.

 

Prodotti DOP di Valle d’Osta

Jambon de Bosses 

Jambon de Bosses DOP

Sì se dice che siano stati i romani a introdurre in Valle d’Aosta la lavorazione delle carni di maiale e nella fattispecie del prosciutto. Il primo dato certo al riguardo giunge tuttavia dai Contes de L’Hospice du Grand-Saint-Bernard, del 1397, dove sono espressamente citate le “tybias porci”, prodotte nel territorio di Saint Rhémy-en-Bosses-(m 1600), ultimo comune della Valle prima del passo.

La vocazione salumiera del luogo sarebbe da attribuire alla sua particolarissima posizione, all’incrocio dei flussi d’aria che scendono dalle vallate, e creano l’ambiente ideale per l’elaborazione e la stagionatura delle carni.

Il processo d’elaborazione

Oggi come un tempo, le cosce dei suini nel migliore dei casi allevati in alpeggio sono montate e manipolate con una miscela di sale e aromi, timo soprattutto e altre erbe spontanee, quindi avviate alla stagionatura. Il villaggio di Bosses, più a Sud rispetto al capoluogo, presenta le condizioni climatiche ideali per questa fase, che deve prolungarsi non meno di un anno e svolgersi in locali opportunamente orientati, oscuri, freschi e ben ventilati.

Alla fine del processo sulla cotenna viene impresso a fuoco il simbolo del Consorzio di Tutela, la sagoma stilizzata di una maschera del famoso carnevale di Saint-Rhémy-en-Bosses.

Caratteristiche e Stagionatura

Il prosciutto deve avere pezzatura minima di 7 kg e offrire al taglio una massa muscolare di colore rosso vino e fibra consistente, mentre il grasso deve essere candido o tutto al più sfumato di rosa. La carne è leggermente salata con una punta di dolce e sottofondo dolce. L’aroma presenta una caratteristica vena di selvatico. I prosciutti più vicini alla tradizione si ottengono da suini allevati in valle, ad Arnad, con ingrasso finale a base di castagne. I produttori sono solo una quindicina, tutti a carattere artigianale.

Per saperne di più: www.debosses.it

 

 Prodotti IGP di  Piemonte

Nocciola del Piemonte Igp

 

La Nocciola del Piemonte IGP

La denominazione riguarda la cultivar Tonda Gentile delle Langhe. La zona di produzione è molto ampia però registra una maggiore concentrazione nell’Alta Langa cuneese. Particolari attenzioni nella raccolta e conservazione consentono di salvaguardare le superiore qualità organolettiche di queste nocciole richiestissime dall’industria dolciaria.

www.nocciolapiemonte.it

Prodotti DOP di  Campana

mozzarella di bufala campana dop

Mozzarella di Bufala Campana DOP

Il nome del formaggio è riferito al gesto di “mozzare” la pasta filata per formare i singoli pezzi. Quanto alla bufala, l’allevamento nelle pianure paludose del Volturno e del Sele è documentato fin dal secolo VII.

Come viene fatta la mozzarella di bufala campana

Tecnicamente è un formaggio fresco a pasta filata ottenuto in purezza da latte di bufala allevate a stabulazione semilibera; può presentarsi tondeggiante, in treccia, in bocconcini e in simili altre forme: Il colore è bianco porcellanato, la crosta sottilissima con superficie liscia, mai viscida né scagliata.

La pasta è leggermente elastica nelle prime 8-10 ore, in seguito più fondente; al tavolo perde un siero biancastro, grasso, dal profumo di fermenti lattici. Il sapore è caratteristico è delicato: Il contenuto di grassi è del 52% minimo.

Come conservare la mozzarella di bufala campana

Nella zona di origine e antica consuetudine conservarla entro foglie fresca di mortella; può anche essere affumicata con procedimenti tradizionali.

Alla produzione di questo formaggio fresco partecipa anche il Lazio con 13 comuni in provincia di Frosinone, 19 in provincia di Latina e sei in provincia di Roma .

 

Parmigiano Reggiano DOP

Parmigiano Reggiano DOP

Da dove viene il formaggio parmigiano reggiano.

L’origine del più celebre tra i formaggi italiani a una precisa posizione geografica e temporale: Il luogo è la valle del fiume Enza, che divide le attuali province di Parma e Reggio nell’Emilia. Oggi la zona di produzione comprende le province di Parma, Reggio nell’Emilia, Modena e Bologna in sinistra del Reno, propaggine in territorio lombardo nell’Oltrepò Mantovano.

 

Quali sono le differenze a renderlo unico.

In sostanza immutata e la lavorazione, che richiede il latte di due mungiture quella serale, parzialmente scremata è quella mattutina, intera di bovini alimentati con foraggi locali, integrati da mangimi vegetali non fermentati.

Il latte è lavorato a crudo, per rispettarne la flora batterica, con semplice aggiunta di siero innesto ricavato dal latte del giorno precedente, ricco di fermenti lattici che agevolano la trasformazione.

Utilizzando caglio di vitello si ottiene la formazione della massa caseosa, cui segue la cottura con lento riscaldamento fino a cinquantacinque gradi centigradi. La cagliata è infine trasferita negli stampi cilindrici recanti sullo scalzo le diciture di legge: la scritta punteggiata parmigiano-reggiano e la placca che identifica univocamente la forma.

 

Le forme e la stagionatura

Sul piatto possono essere presenti due marchi aggiuntivi attribuiti a particolari produzioni: quella delle vacche Rosse Reggiane, razza bovina di antica tradizione, e della Qualità di Montagna, dei caselli operanti in Appennino.

Le forme da 25 a 40 kg passano quindi in salatura e poi alla stagionatura, che ha durata minima di 12 mesi; attorno ai 24 mesi si esprime meglio l’effetto dell’attività enzimatica che scompone gran parte delle proteine in molecole più semplici, aumentando di fatto la digeribilità del formaggio; fino a 36 mesi di stagionatura giungono le produzioni d’eccellenza.

 

Pasta di Gragnano igp (Prodotto Regionale)

Pasta di Gragnano igp

A Gragnano e Castellammare di Stabia la lavorazione della pasta si afferma a Napoli nel Cinquecento, nella località vocate all’attività molitoria per disponibilità d’energia idraulica.

La materia prima è il grano duro che giunge dal Tavoliere delle Puglie; la lavorazione è dapprima artigianale, con i lavoratori ovunque e in cannicci per l’asciugatura della pasta elevati a elementi del paesaggio urbano; poi, sul finire dell’Ottocento, si fa industria con tutto quel che ne consegue. Oggi le aziende lavorano ancora applicando il metodo d’antica tradizione, dalla trafilatura a bronzo all’essiccazione a bassa temperatura.

Fonte

  • Istat, Rilevazione sui prodotti di qualità Dop, Igp e Stg
  •  Ministero delle politiche Agricole Alimentari e forestali
  •  Dizionario enciclopedico a schede di prodotto tipici d’Italia
  • Imagine anteprima Canva

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Vendita Online di Prodotti Tipici Agroalimentari  IGP

Last updated on 11/16/2017 12:21
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